Visto per nomade digitale in Italia: requisiti, procedura e assistenza legale per lavoratori da remoto
Novembre 29, 2025
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Con l’evoluzione del mercato del lavoro e l’esplosione delle professioni da remoto, anche l’Italia si è allineata al trend internazionale introducendo, con il Decreto-legge n. 4/2022 (convertito in L. 25/2022), una nuova figura giuridica: il visto per nomadi digitali e lavoratori da remoto. Si tratta di un titolo di ingresso e soggiorno rivolto ai cittadini extra-UE altamente qualificati che svolgono attività professionale autonoma o subordinata in modalità telematica, senza dover stabilire un contratto di lavoro con aziende italiane. Questa nuova opportunità apre le porte dell’Italia a freelance, consulenti e lavoratori tech da tutto il mondo, ma la procedura richiede attenzione, preparazione e spesso il supporto legale di uno studio specializzato in immigrazione.

Chi può richiedere il visto per nomade digitale e con quali requisiti
Secondo la normativa vigente, il visto per nomade digitale può essere richiesto da cittadini extracomunitari che:
- esercitano un’attività altamente qualificata (es. ICT, marketing, consulenza, design, ingegneria, ecc.),
- operano da remoto con strumenti digitali,
- hanno un contratto o incarico con un’azienda o clienti al di fuori dell’Italia,
- dispongono di un reddito annuale minimo fissato con decreto attuativo (che si attende ancora in forma definitiva, ma si stima sia pari ad almeno €25.000 netti l’anno),
- sono in possesso di assicurazione sanitaria, alloggio e passaporto valido.
La domanda va presentata presso l’Ambasciata o il Consolato italiano nel Paese di residenza, allegando documentazione dettagliata sul lavoro svolto, sui contratti in essere, sulle fonti di reddito, nonché sulla stabilità della posizione fiscale e sulla disponibilità di mezzi adeguati per soggiornare in Italia.

Procedura e assistenza legale per l’ingresso in Italia
Nonostante il visto per nomade digitale sia stato annunciato come una procedura semplificata, nella pratica permangono numerose difficoltà interpretative e lacune operative. La mancanza di decreti attuativi dettagliati e la discrezionalità lasciata alle rappresentanze consolari rischiano di ostacolare l’accesso a questa nuova forma di soggiorno. Inoltre, il riconoscimento della “professione altamente qualificata” è tutt’altro che automatico e richiede una documentazione completa, accurata e coerente con le finalità del soggiorno.
Per queste ragioni, molti lavoratori da remoto si affidano a studi legali specializzati in diritto dell’immigrazione. L’Avv. Iacopo Maria Pitorri, con studio a Roma Termini in via Giovanni Amendola 95, assiste cittadini extracomunitari nella preparazione del dossier per il visto, nella corrispondenza con l’ambasciata, nell’invio dei documenti, nella traduzione asseverata e, quando necessario, nel ricorso contro il diniego del visto.
L’assistenza è ancora più cruciale nel caso in cui il cittadino voglia richiedere, dopo l’ingresso, la conversione del visto in permesso di soggiorno per lavoro autonomo, con iscrizione alla Camera di Commercio, apertura di Partita IVA e versamento dei contributi INPS.
Il visto per nomadi digitali rappresenta un passo avanti per attrarre talenti in Italia, ma senza una guida legale esperta può trasformarsi in un percorso ad ostacoli.
