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Cittadinanza italiana per matrimonio o residenza: ricorsi contro il diniego e ritardi del ministero

Cittadinanza italiana per matrimonio o residenza: ricorsi contro il diniego e ritardi del ministero

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Ottenere la cittadinanza italiana è il traguardo più importante nel percorso di integrazione di un cittadino straniero che vive stabilmente in Italia. Tuttavia, nonostante la legge stabilisca criteri chiari e tempi definiti, nella pratica le procedure sono spesso lunghe, opache e talvolta si concludono con un provvedimento di rigetto non sempre motivato in modo adeguato. È in questi casi che l’intervento di un avvocato specializzato in immigrazione – come l’Avv. Iacopo Maria Pitorri, con studio a Roma – diventa determinante per presentare un ricorso contro il diniego o per sollecitare il Ministero dell’Interno in caso di ritardi ingiustificati.

Cittadinanza per matrimonio o per residenza: regole e ostacoli

La cittadinanza italiana può essere richiesta dallo straniero residente in Italia da almeno 10 anni (art. 9 L. 91/1992) oppure dal coniuge straniero di un cittadino italiano dopo due anni dal matrimonio, ridotti a un anno in presenza di figli. Entrambe le procedure si svolgono tramite il portale del Ministero dell’Interno, ma presentano differenze sostanziali nei requisiti da dimostrare e nella durata dell’istruttoria.

Per la cittadinanza per residenza, è necessario documentare la continuità del soggiorno legale, l’assenza di precedenti penali gravi e la disponibilità di un reddito stabile. Nel caso della cittadinanza per matrimonio, si esige la validità e l’attualità del vincolo coniugale, oltre alla convivenza e all’assenza di interruzioni formali nel rapporto.

Nella realtà, però, accade spesso che le pratiche restino “in istruttoria” anche oltre i 24 mesi stabiliti dal D.P.R. 362/1994, termine oggi prorogato a 36 mesi a seguito del D.L. Salvini del 2018. In altri casi, il Ministero comunica un rigetto basato su generiche “ragioni di sicurezza” o su carenze documentali non adeguatamente contestualizzate. È in queste situazioni che si può agire legalmente.

Ricorsi contro diniego o silenzio del Ministero dell’Interno

Contro il rigetto della domanda di cittadinanza è possibile presentare ricorso al Tribunale Civile competente per territorio, secondo le regole del procedimento ordinario. Il ricorso deve contenere l’impugnazione dettagliata degli atti amministrativi, dimostrare l’erroneità della valutazione del Ministero e fornire tutta la documentazione necessaria a sostenere il diritto alla cittadinanza.

Nel caso in cui, invece, la Pubblica Amministrazione non risponda entro il termine di 24 o 36 mesi (a seconda della data di presentazione della domanda), è possibile agire contro il silenzio-inadempimento con un ricorso al TAR (Tribunale Amministrativo Regionale), chiedendo al giudice di obbligare il Ministero a concludere il procedimento.

L’Avv. Pitorri e il suo studio di Roma assistono quotidianamente cittadini stranieri in questo tipo di procedimenti, curando ogni fase della controversia: dalla predisposizione del ricorso giudiziario all’eventuale impugnazione in appello, fino alla richiesta risarcitoria per l’eccessiva durata del procedimento.

La cittadinanza italiana non è solo un diritto, ma un riconoscimento formale di una storia personale e familiare. Per questo, fronteggiare un diniego o un ritardo non è solo una questione burocratica, ma un atto di tutela della dignità del richiedente.

Leggi l’ordinanza di rilascio del permesso di soggiorno per il ricorrente patrocinato dall’Avvocato Iacopo Maria Pitorri:

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