Ordinanza di espulsione: ricorso urgente al giudice di pace, tempi di reazione e strategia difensiva
Novembre 29, 2025
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Ricevere un’ordinanza di espulsione è uno degli eventi più gravi per un cittadino straniero presente in Italia. Si tratta di un provvedimento amministrativo con cui il Prefetto dispone l’allontanamento forzato dal territorio nazionale, in applicazione dell’art. 13 del Testo Unico sull’Immigrazione (D.Lgs. 286/1998). L’esecuzione dell’espulsione è affidata al Questore, il quale può ordinare l’accompagnamento immediato alla frontiera o il trattenimento presso un Centro di Permanenza per il Rimpatrio (CPR). In questi casi, il tempo è un fattore decisivo: il cittadino interessato ha solo 30 giorni per presentare ricorso al Giudice di Pace, il quale potrà sospendere o annullare l’efficacia del provvedimento.

Affrontare un’ordinanza di espulsione senza un avvocato specializzato in diritto dell’immigrazione comporta un altissimo rischio di allontanamento coatto, anche in presenza di diritti fondamentali violati o di situazioni familiari e sociali che giustificherebbero la permanenza sul territorio.
Il ricorso urgente: termini, documentazione e giudice competente
Il ricorso contro l’ordinanza di espulsione va presentato al Giudice di Pace entro 30 giorni dalla notifica del provvedimento, ma nei casi di accompagnamento immediato alla frontiera i termini si riducono a 48 ore. Il ricorso deve contenere tutte le contestazioni giuridiche e fattuali al provvedimento, allegare la documentazione necessaria e indicare i motivi per cui l’espulsione risulta sproporzionata, illegittima o in contrasto con obblighi internazionali.

Nel caso in cui lo straniero sia trattenuto presso un CPR, il giudice ha 48 ore per convalidare o rigettare il trattenimento. La strategia difensiva, in questi casi, dev’essere immediata, puntuale e supportata da prove concrete: attestazioni di lavoro, iscrizione a corsi scolastici, certificati medici, dichiarazioni di famiglia a carico o di vulnerabilità personale.
Particolare attenzione va riservata alla corretta notifica dell’ordinanza: in molti casi l’espulsione è viziata da notifica irregolare, mancanza di traduzione comprensibile, inesistenza di un valido permesso di soggiorno ma con situazioni pendenti (es. richieste di protezione internazionale o ricorsi ancora in corso). Tutti questi elementi possono costituire validi motivi di impugnazione e di sospensione del provvedimento.
Difesa tecnica e strumenti giuridici per evitare l’espulsione
Un avvocato esperto, come l’Avv. Iacopo Maria Pitorri con studio a Roma Termini, può proporre ricorso urgente motivato, corredato da un’istanza di sospensione dell’esecutività del provvedimento, utile per impedire l’accompagnamento coatto. L’esperienza dimostra che numerose ordinanze di espulsione vengono annullate dal Giudice di Pace proprio perché carenti nella motivazione, sproporzionate rispetto alla situazione personale dello straniero o adottate senza tener conto dell’art. 8 CEDU (diritto alla vita familiare).
Anche nel caso di stranieri senza documenti, è possibile opporsi all’espulsione se vi sono elementi che giustificano la permanenza sul territorio, come ad esempio la richiesta di permesso per protezione speciale, la presenza di figli minori, un legame affettivo stabile o gravi condizioni di salute.
Lo Studio Legale Pitorri segue quotidianamente ricorsi contro le espulsioni, con una strategia difensiva attenta ai dettagli e alla tutela dei diritti fondamentali. In molti casi, l’intervento tempestivo ha evitato il rimpatrio coatto e ha consentito di riattivare la regolarizzazione dello straniero sul territorio nazionale.
