Ricorso al TAR per permesso di soggiorno bloccato in Questura
Novembre 29, 2025
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In Italia, la gestione delle pratiche relative al rilascio e al rinnovo del permesso di soggiorno è affidata alle Questure, che spesso impiegano mesi – o addirittura anni – per concludere le istruttorie. Non è raro che una domanda rimanga “bloccata” per tempo indefinito, senza provvedimento finale, senza motivazione formale e senza alcuna risposta all’interessato. In questi casi, il cittadino straniero ha diritto a tutelarsi attraverso un ricorso per silenzio-inadempimento dinanzi al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR). Questa azione legale consente di obbligare l’amministrazione a pronunciarsi sulla domanda e, se ne ricorrono i presupposti, di contestare l’inerzia come illegittima.

Il silenzio della Pubblica Amministrazione costituisce una violazione del principio di buon andamento ed efficienza sancito dall’articolo 97 della Costituzione. Il Testo Unico sull’Immigrazione (D.Lgs. 286/1998) non fissa un termine specifico per la risposta della Questura, ma si applicano i termini generali stabiliti dalla Legge n. 241/1990, che prevede l’obbligo di concludere il procedimento entro 30 o 60 giorni. Trascorso questo tempo senza provvedimento, si configura un silenzio illegittimo che può essere impugnato al TAR competente per territorio.

Il ricorso deve essere presentato entro un anno dal momento in cui il termine ordinario è scaduto. Non si tratta di un’azione finalizzata direttamente al rilascio del permesso di soggiorno, ma di una richiesta affinché il giudice amministrativo ordini alla Questura di pronunciarsi sulla pratica entro un termine perentorio. In alcune pronunce, i TAR hanno accolto ricorsi anche in fase avanzata, ordinando alla Questura di esprimersi entro 30 giorni, con possibilità di nomina di un commissario ad acta in caso di ulteriore inadempimento.
Lo Studio dell’Avv. Iacopo Maria Pitorri, con sede a Roma Termini in via Giovanni Amendola 95, propone regolarmente ricorsi al TAR contro i ritardi ingiustificati delle Questure. Il primo passo è verificare la ricevuta della richiesta, l’eventuale convocazione per fotosegnalamento e la documentazione già depositata. Successivamente, si redige un ricorso amministrativo, motivando la natura perentoria dei termini, l’assenza di comunicazioni da parte della Questura e l’urgenza per il richiedente di ottenere una decisione formale, anche eventualmente negativa, su cui poi poter agire in sede civile.
Molti stranieri vivono per mesi in un limbo giuridico, senza permesso rinnovato, con difficoltà a lavorare, a iscriversi al servizio sanitario nazionale, a firmare contratti di affitto o aprire un conto in banca. Il ricorso al TAR non è un’azione aggressiva, ma un mezzo legittimo per pretendere una risposta da chi ha il dovere istituzionale di decidere. In numerosi casi, l’intervento legale ha portato allo sblocco della pratica già prima della sentenza, a seguito della notifica del ricorso e della relativa diffida.
